Una industria forte per non sottostare a Cina e Usa 

L’Ue deve superare le divisioni interne puntando a una collaborazione strategica sulla crisi climatica.
Lorenzo  Marsili
Una industria forte per non sottostare a Cina e Usa

“Se la Cina sostenesse veramente la Russia vi trovereste con i soldati di Mosca nel centro di Parigi”. Questa la sprezzante risposta di un professore dell’Università di Pechino a una mia domanda sul coinvolgimento cinese nella guerra in Ucraina. È una provocazione, certo. Ma la dice lunga sul disprezzo cinese verso la debolezza europea. Un simile senso di superiorità si riesce a vederlo presto dispiegato, a nostro discapito, nell’incipiente scontro sulle politiche commerciali cinesi in Europa. La nostra subalternità all’imposizione dei dazi unilaterali di Washington non è passata inosservata in Cina. E Pechino non vuole certo essere trattata con meno deferenza. Non è un caso che diversi industriali cinesi, e lo stesso Ministero del Commercio, abbiano minacciato ritorsioni nel caso di approvazione dell’Industrial Accelerator Act, la proposta legislativa europea che imporrebbe alle imprese cinesi di produrre, trasferire tecnologia e creare occupazione in Europa. Mentre Stati Uniti e Cina, come reso palese dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, si riconoscono reciprocamente come le due grandi potenze del nuovo ordine mondiale, l’Europa ambisce di diventare il grande spazio di espansione economica del XXI secolo

Da una parte gli Stati Uniti, che usano dazi, tecnologia e sicurezza come strumenti di pressione politica. Dall’altra la Cina, con un surplus commerciale tale da minacciare la deindustrializzazione del nostro continente. La nostra condizione rischia quella delle città-Stato italiane del Rinascimento: ricche e splendide, ma incapaci di unirsi e dunque destinate a divenire terreno di conquista dei grandi stati. 

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